Dispositivo dell’art. 896 bis Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO TERZO – DELLA PROPRIETÀ → Titolo II – Della proprietà (Artt. 832-951) → Capo II – Della proprietà fondiaria → Sezione VI – Delle distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi, e dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi

Gli apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transito e a non meno di cinque metri dai confini di proprietà pubbliche o private.

Il rispetto delle distanze di cui al primo comma non e’ obbligatorio se tra l’apiario e i luoghi ivi indicati esistono dislivelli di almeno due metri o se sono interposti, senza soluzioni di continuità, muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere una altezza di almeno due metri. Sono comunque fatti salvi gli accordi tra le parti interessate.

Nel caso di accertata presenza di impianti industriali saccariferi, gli apiari devono rispettare una distanza minima di un chilometro dai suddetti luoghi di produzione. (1)

Note

(1) Il presente articolo è stato inserito dall’ art. 8, L. 24.12.2004, n. 313, con decorrenza dal 15.01.2005.

 

Dispositivo dell’art. 924

 

Fonti → Codice Civile → LIBRO TERZO – DELLA PROPRIETÀ → Titolo II – Della proprietà → Capo III – Dei modi di acquisto della proprietà → Sezione I – Dell’occupazione e dell’invenzione

Il proprietario di sciami di api ha diritto di inseguirli sul fondo altrui, ma deve indennità per il danno cagionato al fondo; se non li ha inseguiti entro due giorni o ha cessato durante due giorni di inseguirli, può prenderli e ritenerli il proprietario del fondo.

Note

(1) L’art. 924 è un’applicazione del principio disposto dall’art. 842 per cui il proprietario può entrare nel fondo altrui per riprendere gli animali che vi si sono rifugiati.

Dispositivo dell’art. 2135 Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO QUINTO – DEL LAVORO → Titolo II – Del lavoro nell’impresa (Artt. 2082-2221) →Capo II – Dell’impresa agricola → Sezione I – Disposizioni generali

È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali (5) e attività connesse [2082, 2083] (6).
Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine (7).
Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda [2555, 2557 5] normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

Note

(5) L’originaria formulazione della norma [v. nt. (1)] faceva riferimento all’allevamento del bestiame e la prevalente dottrina, interpretando restrittivamente tale espressione, la riferiva alle sole specie animali legate al fondo per essere adibite alla sua lavorazione o essere alimentate con i prodotti della terra (bestiame da carne, da lavoro, da latte e da lana). Nella nuova formulazione della norma è stato eliminato il riferimento al concetto tecnico di «bestiame» e pertanto sembra che il legislatore abbia abbandonato il principio secondo il quale l’allevamento di animali, per essere classificato agricolo, non doveva essere disgiunto dalla terra e dal suo sfruttamento e che possano oggi qualificarsi attività agricole anche l’apicoltura, l’avicoltura, la bachicoltura, l’allevamento di animali «in batteria», l’allevamento di animali da pelliccia, di cani o cavalli di razza. Dovrebbe dunque ritenersi superata quella giurisprudenza che riconduceva all’attività industriale siffatti allevamenti qualora non vi fosse un adeguato rapporto con il terreno.

(6) L’ultimo inciso del primo comma si riferisce alle cd. «attività agricole per connessione» ed attribuisce la qualifica di imprenditore agricolo a chi esercita attività connesse a quelle della coltivazione del fondo, della selvicoltura e dell’allevamento di animali. Il terzo comma pone poi una presunzione iuris et de iure [2728] di connessione, stabilendo che si intendono comunque connesse:
— le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazioneconservazionetrasformazionecommercializzazione evalorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali;
— le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.
Perché un’attività possa considerarsi connessa ad una attività agricola essenziale devono sussistere i seguenti elementi di collegamento:
— il soggetto che esercita l’attività deve essere un imprenditore agricolo (cd. connessione soggettiva);
— l’attività connessa deve essere sempre collegata all’attività agricola principale esercitata (cd. connessione oggettiva). Tale collegamento oggettivo viene legislativamente individuato: per le attività dirette alla manipolazioneconservazionetrasformazionecommercializzazione valorizzazione, nella connessione con «prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali»; per le attività dirette allafornitura di beni o servizi, nella «utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata».

(7) Per l’attività di coltivazione dei funghi, vedi l’art. 1, l. 5-4-1985, n. 126; per la disciplina dell’agriturismo, vedi la l. 5-12-1985, n. 730; per la coltivazione e commercio dei tartufi, vedi la l. 16-12-1985, n. 752; per le imprese di allevamento, vedi l’art. 1, l. 10-11-1986, n. 778; per l’attività di acquacoltura, vedi la l. 5-2-1992, n. 102 [v. nt. (4)]; per l’attività cinotecnica, vedi l’art. 2, l. 23-8-1993, n. 349; per l’attività di allevamento equini, vedi art. 9, d.lgs. 30-4-1998, n. 173; per le cooperative di imprenditori agricoli, vedi art. 1, c. 2, d.lgs. 18-5-2001, n. 228.